Saluta, dì ciao, dì grazie, dì quanti anni hai… (l’impatto delle buone maniere sulla vita del figlio)

La buona educazione non sta tanto nel non versare della salsa sulla tovaglia, ma piuttosto nel non mostrare di accorgersene se un altro lo fa.

Anton Cechov

Quando incontro una mamma o un papà con il loro figlioletto, le frasi che sento dire spesso sono: saluta, dì ciao, dì grazie, dì come ti chiami, quanti anni hai… Il bambino spesso con aria assorta, guardando l’infinito, dice ciao!!
Se chiedo ai genitori perchè fanno questo mi dicono che lo fanno per educare il figlio alle buone maniere.
E ogni situazione ha il suo particolare cliché che i genitori gli ricordano assiduamente e (sempre) in anticipo. E’ un’azione martellante che può durare anni, finché questo insegnamento non viene appreso (a forza di dai e dai…) 🙂
Ultimamente mi sono soffermato a riflettere su questo comportamento e sull’impatto nella vita del figlio. Ecco quello che ho scoperto.

E’ così Ale, son d’accordo! Sta a noi genitori educare i figli alle buone maniere, devono imparare ad essere educati con papà, mamma e soprattutto con gli altri.

Essere gentili è una bella qualità, ma quali sono le conseguenze che questi continui richiami all’ordine!, hanno sulla vita del piccoletto e per quale motivo i genitori sono così premurosi a ricordargli quello che deve dire?

  • Perché il genitore non lascia che sia il bambino a fare (o non fare) il fatidico passo del saluto? Si suppone che il bambino non sia in grado di farlo?
  • Oppure il genitore ha timore che faccia scena muta e se fosse così perché è tanto deprecabile il silenzio?

“A 'ssalutà è ccurtesia, a 'rresponnere è dduvere.”

(detto napoletano)

Mi capita spesso che i bambini mi salutano di loro spontanea volontà, senza nessun intervento del genitore. Mi salutano con gli occhi, alcuni con la voce, ad altri basta un cenno con un dito della mano, alcuni non mi salutano. Se lasciato libero, il bambino segue il suo impulso.
Con l’obbligatorietà quello che succede è che lo fa per forza (anche se non lo vuole).
Qual’è la conseguenza?

In questo modo impara ad essere falso: l’obbligo distrugge la sua spontaneità!

Tu mi dirai che la società è fatta così ed è necessario comportarsi in un certo modo.

Sì hai detto bene Ale. Se tutti facessero quello che vogliono la vita sarebbe un putiferio, ci sarebbe il caos e non si vivrebbe più!

Se il bambino viene lasciato libero, farà le cose nella sua libertà e nella mia esperienza il bambino risponde, lo fa lui spontaneamente, non ha bisogno del rinforzo del genitore. Lo ha già capito benissimo che è buona maniera salutare!

Certo all’inizio non sarà così fluido, a volte saluterà e a volte no, ma se il genitore tiene a bada il suo disco automatico che dice: saluta!, constaterà di persona che è in grado di farlo. Il figlio poi con il tempo capirà lui stesso che la società è fatta in un determinato modo e sceglierà (di sua spontanea volontà) di salutare tutti perché la società è fatta così, ma il suo impulso spontaneo sarà rimasto integro dentro di lui.

Senti Ale, se mio figlio quando ti vede non ti saluta, mi sembra veramente brutto, è maleducazione e faccio brutta figura anche io: che razza di padre sono se non gli insegno le buone maniere?

E’ proprio questo che fa scattare la preoccupazione: il genitore si sente preso in causa perchè è in gioco (secondo lui!) il suo apparire un buon genitore agli occhi degli altri.

“La realtà dell'altro non è in ciò che ti rivela ma in ciò che non può rivelarti. Perciò, se vuoi capirlo, non ascoltare le parole che dice, ma quelle che non dice.”

Khalil Gibran

Non è in discussione la gentilezza o l’essere educati nelle varie situazioni, che come ho detto sono buona cosa; si tratta di riflettere sul senso di questo comportamento e sui condizionamenti che ne conseguono.
Il bambino è in grado di imparare (da solo) un comportamento educato come impara tante altre cose senza che ci sia nessun intervento del genitore perchè egli impara attraverso l’osservazione e l’imitazione.

Quello che invece viene soffocato (completamente) è la sua spontaneità, il suo sentire, la sua naturalità e impara (a sue spese) che tutte queste qualità non vanno bene, impara che bisogna essere falsi per andare bene e aspetta di essere imboccato per dire la propria!

Il genitore si sente inadeguato se il figlio non risponde, perché va detto che anche lui ha dovuto imparare le buone maniere, a scapito come abbiamo visto, della sua spontaneità. Anche lui ha subito gli stessi condizionamenti e fa la stessa cosa con il figlio. Mette in discussione il suo essere un buon genitore.

Se il figlio non saluta gli viene male, perchè tornano a galla le decine di migliaia di volte in cui ha sentito il suo genitore ripetergli la stessa solfa e scatta in automatico il suo comportamento!

“L’uomo felice è colui che è sano di corpo, ricco di risorse spirituali e bene educato di natura.”

Talete

Prova, quando ti capita un’occasione sociale con tuo figlio, a trattenere l’impulso di dire qualcosa e semplicemente osserva?

Se tuo figlio non risponde non succede nulla. Se lo guardi lui sta osservando e imparando da tutto quello che vede e farà poi i suoi passi.

Tu digli che è buono salutare e poi lascia a lui la sua libertà.

Tieni presente che un bambino è molto molto sensibile e spesso quando non risponde non si tratta di maleducazione, ma di altri motivi suoi personali (timidezza, timore, non gli piace la persona…). Dagli fiducia e lasciagli la libertà.

E se il pensiero che viene a galla è: cosa penseranno gli altri di te?

Ricorda quante volte ti sei sentito dire la stessa cosa dai tuoi genitori e cerca di superare l’imbarazzo inziale: tu vai benissimo come genitore! Lui ha capito quello che deve fare, ma sta aspettando che tu lo imbocchi, sta aspettando il fatidico: Saluta.

E’ importante che rifletti sui condizionamenti che hai ricevuto, perché si trasformano in azioni automatiche, lo fai per abitudine!

Il bambino ha dentro di sé tantissime risorse, impara da ciò che vede, il suo sguardo è profondo e sensibile. La cosa più importante in assoluto è non togliergli questa sensibilità, non toglierli la sua naturalità.

Se sosteniamo la sua natura sarà (naturalmente) gentile, educato, aggraziato e rispetterà chiunque incontri compresa la natura attorno a lui. Come dice Talete: è bene educato di natura!

Il problema nasce quando a forza di condizionamenti interrompiamo la connessione che ha con sé stesso e deve diventare un’altra cosa, un essere umano diverso da quello che è: imparerà a essere falso e lo diventerà! Non ha alternativa.

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