Imparare dai propri figli | https://impararedaiproprifigli.com Educazione dei figli. Esempi pratici e qualcosa di nuovo Tue, 27 Aug 2024 16:18:01 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.4.7 Il Genitore, il Genitore Interiorizzato e il Bambino Interiore. L’educazione e l’eredità acquisita https://impararedaiproprifigli.com/il-genitore-il-genitore-interiorizzato-e-il-bambino-interiore-leducazione-e-leredita-acquisita https://impararedaiproprifigli.com/il-genitore-il-genitore-interiorizzato-e-il-bambino-interiore-leducazione-e-leredita-acquisita#respond Tue, 27 Aug 2024 05:54:35 +0000 https://impararedaiproprifigli.com/?p=2806

Quando in una famiglia nasce un figlio, è una grande festa!!! Le coccarde fuori casa annunciano che è arrivato Matteo, a volte ci sono anche i palloncini e uno striscione con scritto Benvenuto! Anche all’interno della casa, si respira un’aria di festa, tutto è pronto per la vita insieme al piccolo cucciolo!!

Da lì a poco però, nei pensieri dei genitori comincia a farsi strada la questione della sua educazione e non con poche preoccupazioni: cosa facciamo se…? è importante che…? La questione poi si fa più complicata perché papà e mamma non sempre (direi quasi mai) hanno la stessa opinione su come intervenire al meglio con il loro figlio.

Eh Beh certo che sì, bisogna educarlo il figlio, bisogna insegnargli le buone maniere, i giusti limiti, mica può fare tutto quello che vuole, poi ancora tante cose ancora non le sa e quindi è compito mio insegnargliele!!

E’ giusto quello che dici, però ci sono delle cose che è importante che tu sappia e che tu tenga bene a mente.

Quando intervieni con tuo figlio, ci sono vari personaggi che sono presenti in quello che fai e dici, cioè che che influenzano la tua azione: il Genitore, il Genitore Interiorizzato e il Bambino Interiore.

Si va beh Ale, adesso tutta sta gente che interviene? Mi stai confondendo le idee, sono io che intervengo, cosa centrano gli altri? e poi chi sono?

Te lo spiego.

Quando eri piccolo i tuoi genitori erano (e forse lo sono ancora) i tuoi maestri. Hai osservato continuamente quello che facevano, come si comportavano, i loro atteggiamenti nelle varie situazioni; in poche parole hai imparato tante cose da loro.

A forza di osservargli, le loro convinzioni sono diventate parte di te e senza che tu te ne accorga, da adulto fai come loro, segui i loro insegnamenti. Questo aspetto è particolarmente valido e attivo quando ti arriva un figlio e metti in pratica con lui quello che hai imparato nella tua infanzia. Nella sostanza in particolari situazioni trasferisce sul figlio, senza accorgerti, gli insegnamenti ricevuti. Questo si chiama Genitore Interiorizzato.

Senti Ale, questo è troppo!! Tu mi stai dicendo che assomiglio a mio padre e che mi comporto come lui? Non è vero e ti potrei dire tante cose sul fatto che io non assomiglio minimamente a lui, sia mai!!

domani è un altro giorno

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Come migliorare la situazione?

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Certo va detto che anche i nonni devono fare qualche passo:

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Il Segreto della relazione. Quando incontri tuo figlio da 2 diventate 4 persone. https://impararedaiproprifigli.com/il-segreto-della-relazione-quando-incontri-tuo-figlio-da-2-diventate-4-persone https://impararedaiproprifigli.com/il-segreto-della-relazione-quando-incontri-tuo-figlio-da-2-diventate-4-persone#comments Mon, 30 Mar 2020 08:46:36 +0000 https://impararedaiproprifigli.com/?p=1813

Mettere in discussione se stessi è il modo migliore per capire gli altri.

Michelangelo

Oggi voglio approfondire una cosa che mi sta molto a cuore, e cioè la relazione.
Che cosa succede quando te e tuo figlio vi incontrate?
Tu lo guardi, lui ti guarda… vi guardate…
Fra di voi stanno già succedendo una serie di cose…
e voglio essere un pò spochioso, tu chi vedi realmente?

Come chi vedo, ho difronte mio figlio, vedo lui!

Ti faccio una domanda trabocchetto: se lo guardi bene chi ti ricorda?

Beh se la metti su questo punto, è chiaro che mi assomiglia, è mio figlio, mi ricorda quando ero piccolo, me da piccolo.

Ottimo e come vedi siete già in tre! Tu, tuo figlio e te stesso da piccolo.

Si d’accordo Ale, ma tu hai detto che diventiamo 4; e il 4 dov’è?

Eh! sin sala bin!: chi potrebbe essere la persona che vede te da piccolo? Non puoi essere tu!, non lo vedi attraverso i tuoi occhi ma attraverso gli occhi di tuo papà (del tuo genitore). E così da 2 diventate 4!

Cosa ne pensi?

Fffaff, sono senza parole! Siamo in così tanti. Ma tu mi vuoi dire che mio papà è dentro di me?

Ti racconto un’esperienza.
Mi è capitato spesso di osservare genitori e figli che camminano insieme. Giorni fa davanti a me c’erano una mamma con una figlia di circa vent’anni, e sai che cosa vedovo? Lo stesso atteggiamento, gli stessi movimenti, la stessa cadenza nel camminare. Le due donne difronte a me erano entrambe leggermente inclinate, verso sinistra e muovevano di più entrambe il braccio destro. Come mai?
Il figlio durante la sua infanzia assorbe tutto dai genitori; li osserva dalla mattina alla sera e impara tantissimo da queste sue osservazioni, che poi mette in pratica. I due genitori sono i suoi modelli da imitare.

Scusami Ale, ma che cosa mi vuoi dire con questo? Io non assomiglio per niente a mio padre, siamo due persone totalmente diverse.

E se ti dicessi che non è proprio così?

Ma dai non scherzare con il fuoco!

Se il figlio fa proprio il modo di camminare del genitore, è probabile che faccia propri anche altri aspetti, sei d’accordo con me?

Non lo so, l’idea di assomigliare a mio padre mi sconquinfera.
Lui era così, poi colà… insomma tante cose di lui non mi piacevano affatto.

Beh però c’erano anche cose belle?

Si lui era sempre molto simpatico quando eravamo con altre persone, scherzava, faceva battute… e poi sotto sotto, fra un borbottamento e un grugnito mi accontentava sempre, ci teneva che fossi felice!

Come vedi c’erano begli aspetti, ma c’erano anche quelli che non ti piacevano tanto: ci sono tutte e due le facce della medaglia!

Mi stai quasi per convincere che posso aver preso qualcosa da mio padre, ma solo qualcosa che sia chiaro!! In effetti anch’io, ora che mi ci fai pensare, sono molto simpatico quando siamo in compagnia di altre persone.

Ottimo passo! puoi allora cominciare a vedere che in tante situazioni con tuo figlio, ti comporti come faceva lui (tuo papà) con te.

Detto questo:

  • prova a osservarti ogni giorno come ti comporti e reagisci alle più svariate situazioni…
  • insomma prova a scovare/riconoscere qualche atteggiamento in cui rivedi la tua mamma/papà!
  • Non temere a riconoscerli: i bambini imitano e l’imitazione non è altro che un meccanismo squisitamente umano!

E così nella relazione continuano a intersecarsi e a modificarsi i punti di vista, i personaggi che entrano in gioco: una sorta di teatro in itinere. Tu, tuo figlio nel quale rivedi tu stesso da piccolo, tuo papà, tua mamma… e quello che prima funzionava bene attraverso la tua razionalità, i tuoi pensieri, le tue intenzioni, non funziona più così brillantemente, perché entra in gioco anche la tua parte emozionale, che scombina le carte in gioco.

La vita è per il 10% cosa ti accade e per il 90% come reagisci.

Anonimo

Senti Ale, ok ok il teatro, ok che siamo in 4?!?, ma non so bene cosa farne di tutto questo calderone?

Per prima cosa sapere come funzioni e che cosa succede quando incontri tuo figlio, ti aiuta ad essere più attento e a non dare per scontato né quello che succede, né quello che fai;
La seconda cosa è che credi di essere libero, di decidere, di impostare le cose come vuoi, ma in realtà tu, come tutti, abbiamo mille condizionamenti, e l’educazione segue (come hai visto), dei binari prestabiliti (per approfondire leggi L’attuale educazione non funziona. Ti spiego perchè?), creando malessere e limitazioni. La cosa più importante è diventarne consapevoli. Solo in questo modo puoi cambiare e creare una educazione che sia rispettosa, amorevole e che aiuti tuo figlio a sviluppare tutti i suoi potenziali.

Prova a fare questo esperimento:

Quando tuo figlio non riesce a fare qualcosa, invece di intervenire per aiutarlo attendi, lascia che sia lui a provare e a riprovare e tu semplicemente sostienilo nei suoi tentativi. Sia che ci riesca, sia che fallisca sarà un grande insegnamento che lo aiuterà e lo rafforzerà.
So che non è sempre facile ma prova a tenere a mente questo in una situazione in cui vorresti intervenire.

In questo modo tuo figlio potrà mettere in campo le sue risorse che diventeranno la forza interiore determinante per la sua vita.

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Aiutare mio figlio a crescere. Sì ma come? https://impararedaiproprifigli.com/aiutare-mio-figlio-a-crescere-si-ma-come https://impararedaiproprifigli.com/aiutare-mio-figlio-a-crescere-si-ma-come#comments Mon, 16 Mar 2020 13:35:43 +0000 https://impararedaiproprifigli.com/?p=1804

Mai aiutare un bambino mentre sta svolgendo un compito nel quale sente di poter avere successo.

Maria Montessori

Oggi voglio parlarti di un aspetto che mi si è svelato con forza recentemente, durante delle chiacchierate con alcuni genitori sulle loro difficoltà di educare-i-figli. L’argomento del confronto era in che modo è possibile sviluppare le loro inclinazioni e potenzialità. Ecco quello che ho scoperto.

Una delle frasi che sento dire sull’educazione-dei-figli è la seguente: il mio compito (del genitore) è quello di aiutare mio figlio a crescere. Questa frase l’ho sentita tante volte; il suo profondo significato però mi era sempre sfuggito.
Che cosa vuol dire concretamente aiutare il proprio figlio a crescere? Come si concretizza nella vita di tutti i giorni?
Riflettendo sul suo significato, mi sono accorto che una parola emergeva con forza, quasi scomparisse tutto il resto della frase: la parola AIUTARE!
Mi sono affrettato a consultare un vocabolario per trovare il suo significato e il risultato è stato “soccorrere qualcuno in difficoltà” e per estensione “agevolare qualcosa”; un suo sinonimo è favorire.
I verbi connessi alla parola aiutare sono quindi soccorrere, agevolare, favorire…
Nella pratica educativa succede proprio questo; tanta (quasi tutta!) attenzione viene posta sulla parola Aiutare.

Beh Ale, certo, io con mio figlio faccio proprio così, lo aiuto a crescere: tante cose lui non le sa o non le sa fare… Cosa vuoi che stia con le mani in mano a girarmi i pollici? Non sarei un buon genitore…

Sono d’accordo con te e te lo dice uno che la questione la conosce molto bene, perché sono stato un Aiutante Seriale che ha fatto dell’aiutino giornaliero alle proprie figlie, il suo fiero cavallo di battaglia. Mi faceva sentire bene, un genitore attento e premuroso. Ma non è finita qui! Essendo stato figlio unico, l’aiutino lo conoscevo molto bene fin dalla tenera età e ti assicuro che di aiutini, ne ho ricevuti tanti!

Mi sono accorto però che la serie di aiutini che avevo ricevuto con l’unico obiettivo di agevolarmi la vita e, va detto con forza, da me erano più che apprezzati, si sono trasformati in età adulta in un’imbraggiataggine generale, che mi ha dato non pochi problemi. Così da piccolo e così da grande!, ho identificato il ruolo di essere genitore proprio con l’Aiutante (seriale), senza però aver mai riflettuto abbastanza sulle conseguenze delle mie azioni: EDUCARE si era identificato con AIUTARE. E come me molti genitori sono sulla stessa linea.

E le conseguenze?
Agevola di qua, sostieni di là e favorisci sù, la conseguenza è che i figli non potranno mai tirar fuori i denti per riuscire in qualcosa, perchè arriva sempre l’aiutino. Non faranno esperienza della frustrazione per non riuscire in qualcosa, perchè alla fine ci riusciranno (e non sempre per merito loro); non arriveranno mai a sentire i loro limiti, condizione necessaria, se si applicano, per trovare il modo di superarli…

Il termine aiutare viene isolato dal contesto in cui si trova…
Se invece prendiamo tutta la frase “aiutare mio figlio a crescere”, vediamo che il senso della parola aiutare è riferito alla crescita-del-figlio, e acquista così un valore completamente diverso.

Ritorniamo quindi alla domanda iniziale: come posso aiutare mio figlio a crescere?

Bravo Ale, sono con te, questa è una buona domanda!

Per aiutarlo a crescere cercherò il modo perchè si sviluppino in lui le qualità che gli servono nella vita: autonomia, fiducia, determinazione, perseveranza… farò in modo che impari a cavarsela, che sappia affrontare le situazioni che gli si presentano…
In poche parole farò in modo che sperimenti, perchè è dalle esperienze che imparerà cose sostanziose, e lo sosterrò. Lascerò che (se succede) faccia l’esperienza del fallimento perché so che è un grande insegnamento così come lo è farcela, avere successo. Se scoprirà un suo limite, sarà l’occasione per impegnarsi di più…
Tutto questo implica che sarò molto attento a non sostituirmi a lui.

Se invece è sempre aiutato, non potrà mettere in gioco le sue risorse con molte ripercussioni negative per la sua vita… L’aiutino come vedi non è poi proprio benevolo!

E così la situazione si è capovolta!

Sai Ale, ormai mi sto abituando ai capovolgimenti; ti dirò che quasi mi piacciono le situazioni che si capovolgono 🙂

Aiutare il figlio a crescere è lasciare che incontri le sue difficoltà, che faccia esperienza, che provi e riprovi, che si metta in gioco, che attraversi le sue paturnie… così metterà in campo le sue strategie, le sue risorse, il suo potenziale e (alla fine!!), ti ringrazierà per avergli permesso tutto questo!

“Un genitore saggio lascia che i figli commettano errori. È bene che una volta ogni tanto si scottino le dita.”

Mahatma Gandhi

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Mio figlio è sempre in movimento. Fermatelo!! https://impararedaiproprifigli.com/mio-figlio-e-sempre-in-movimento-fermatelo https://impararedaiproprifigli.com/mio-figlio-e-sempre-in-movimento-fermatelo#respond Mon, 09 Mar 2020 08:17:19 +0000 https://impararedaiproprifigli.com/?p=2135

“Niente resta mai stabile, niente resta mai inerte. Il moto prevale sempre.”

Fred Vargas

Oggi voglio parlarti di un argomento che è sulla bocca di tanti genitori; la parola che è entrata di prepotenza nel vocabolario è iperattività.
Certo in tanti casi si dice che il figlio è vivace e questo è normale perchè i bambini sono molto vitali; la loro energia straripa da tutti i pori e ha bisogno di essere manifestata. Ma questo continuo movimento può diventare un disagio, se diventa l’unica modalità di espressione. Ce ne accorgiamo (spesso), quando il bambino entra nel circuito scolastico, dove gli viene richiesta una certa capacità di stare fermo (seduto al posto), o di essere attento a quello che si fa (capacità di ascoltare).

Molti bambini negli ultimi anni si manifestano in questo modo, ma ti devo confidare che questa comportamento non è nuovo, sono stato anch’io un bambino che non stava mai fermo.
Una volta a scuola trattavano questo problema in vari modi: per dare un segnale deciso scattava il 7 in condotta, perchè ciò avrebbe compromesso il superamento dell’anno scolastico. Ma c’erano tanti altri stratagemmi (chiamiamoli così!) utilizzati dalla mia maestra per placarmi: quando “disturbavo” mi metteva dietro la lavagna o fuori dalla porta, mi mandava (va detto in castigo!) nella classe delle femmine (non c’erano ancora le classi miste) o in quella del Maestro Capogruppo il più temuto da tutti. Altre numerose strategie non te le racconto perchè il gioco si farebbe duro!
Ora tutto questo naturalmente non sortiva nessun effetto per la trasformazione di quel “verme solitario” interno, che mi faceva continuamente muovere a destra e a manca.
Il problema di fondo infatti, non era nemmeno sfiorato.

Certo Ale che proprio nella classe delle femmine doveva metterti! Dovevi essere stato proprio un terremoto, comunque, mi vuoi dire come mai c’è questa continua agitazione, volevo dire questo continuo movimento nel bambino?

Come ti ho già detto da un certo punto di vista è normale tutta questa attività; i bambini hanno un’energia straripante che è necessario che sia espressa, e lo fanno attraverso il movimento. Se osservi un bambino piccolo continua a muoversi, gesticola, è vitalissimo.
Certo quando questo moto diventa incessante, può insorgere una difficoltà: quella di stare fermo.

Ora, prova a chiederti: quando un bambino si ferma?

Beh quando è stanco stanco e va a letto; oppure se in quello che sta facendo incontra un ostacolo o un impedimento, gioco forza si deve fermare.

Hai centrato il punto: è un bambino che non ha mai trovato davanti a sé un ostacolo, ed è per questo motivo che è sempre in movimento, semplicemente non conosce l’esperienza. Non conosce il NO che gli consente di sperimentare un limite!

A questo punto mi vorresti dire che NO e Ora BASTA! glieli dici spesso. Anche le regole gliele hai sempre date fin da piccolo, ma senza risultati.

Come fai a saperlo?

Me lo dicono tantissimi genitori.
E’ normale che non ti ascolti, essendo un’esperienza che non ha mai vissuto, all’inizio gli fa paura sentire un limite, è frustrante e quindi tenta in tutti i modi di aggirare l’ostacolo.

E quindi come posso aiutare mio figlio a fermarsi?

Il NO non è sufficiente. Se tuo figlio sta facendo una cosa che non va bene, facciamo un esempio, sta toccando i fili della corrente, gli devi dire che non lo deve fare ma devi poi seguire la situazione: dire NO non basta, perchè lui ci riproverà tante altre volte. Il NO gli va RICORDATO e MANTENUTO. Ricorda, tuo figlio non è in grado di comprenderlo, è curioso per natura, tocca dappertutto è normale. Invece dai per scontato che basta dirglielo una o poche volta e lui poi ti ascolterà! Dai per scontato che ha la capacità di tenere presente quello che gli hai detto, di capire una limitazione, una regola. Non è così, ci vuole molto tempo perchè lui apprenda questo passo, è una competenza complessa. Il NO non ha senso per lui.

Esprimere un NO non è sufficiente, il NO va poi mantenuto. In altre parole devi seguire tuo figlio con pazienza per verificare se ha compreso (cioè ha preso dentro di sé il limite). Se una volta gli dici di non farlo e la successiva non gli dici nulla, lui comprenderà che può fare quello che sta facendo.

Sii amorevole e coerente, tuo figlio imparerà da questo tuo atteggiamento. Ricorda che per il bambino non ha senso il NO, è una esperienza nuova che solo con il tempo comprenderà.

Accompagnalo con pazienza in questa maturazione!

“La vita è come andare in bicicletta: se vuoi stare in equilibrio devi muoverti.”

Albert Einstein

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Imparare dai propri figli! https://impararedaiproprifigli.com/imparare-dai-propri-figli https://impararedaiproprifigli.com/imparare-dai-propri-figli#respond Sun, 01 Mar 2020 08:17:11 +0000 https://impararedaiproprifigli.com/?p=2480

“Il bambino non è un vaso da riempire, ma un fuoco da accendere.”

François Rabelais

Impararedaiproprifigli: linee guida per una educazione che ti darà la giusta carica e molte strategie per essere un genitore soddisfatto e felice. Nel Blog trovi articoli, informazioni ed esempi pratici per una educazione rispettosa e consapevole. Le letture ti fanno comprendere aspetti importanti di quello che succede nella relazione con tuo figlio in modo che tu ne possa tener conto nelle tue azioni quotidiane.

Fuori dall’ordinario…

Ehh sì sono d’accordo con te Ale! Il titolo è un pò strano! Che cosa ho da imparare da mio figlio?

Se devo dirtela tutta, tutto ciò che ti serve per essere un uomo e una donna felice!

Mah, scusami, se fosse davvero così lo avrebbero già fatto in tanti, non credi? Mi sa che questa volta l’hai sparata davvero grossa?

Il punto è che per impararedaiproprifigli è necessaria un’apertura, che è solo apparentemente semplice, ma nella realtà non lo è affatto.
Se vuoi arrivare a quell’apertura, ci sono prima dei muretti da scavalcare…

Scusami Ale, sei criptico, cosa sono questi “muretti”?

Per prima cosa devi tenere a bada la smania furiosa che hai di insegnare qualcosa al figlio, atteggiamento che fa la sua comparsa quasi da subito dopo la sua nascita: e guarda questo, guarda quello, si fa così, si fa colà… Ti sei messo in testa che sei tu che devi insegnare qualcosa a lui (sarebbe meglio dire che questa idea te l’hanno messa in testa i tuoi avi!), perché lui non sa nulla della vita e il tuo compito è quello di aiutarlo a crescere, insegnandogli le cose che sai, in modo che se la possa cavare, perchè la vita è dura…

Questo è il primo muretto da scavalcare, perchè questo atteggiamento è un ostacolo all’apprendere da lui!

Oplà, Fatto! Come vedi sono ancora abbastanza ginnico!

A questo punto c’è il secondo muretto, che ti avverto, è un pò più alto del primo, per cui ti devi procurare la giusta attrezzatura: scarpe chiodate, una corda, moschettoni e un’imbragatura. Ricordati anche una borraccia con l’acqua!!

Nessuno ci ha mai detto nulla sull’educazione, tutto avviene per così dire, per tacito consenso, cioè i modelli educativi vengono replicati automaticamente di padre/madre in figlio. Il secondo muretto riguarda tutte le idee che ci sono state trasmesse sull’educazione (e sul ruolo del genitore).

Ohhhh isaaa! Upfff! OOplaaà. Che fatica, alto questo!  Fatto, sono aldilà!

A questo punto sei difronte a tuo figlio: cosa vedi? Perché dopo aver passato i due muretti, è probabile che vedi qualcosa di diverso rispetto a prima.
Sì hai ragione, vedo una bellezza grandissima, un sole che splende in tutta la sua luce, vedo qualcosa di naturale, di spontaneo, di radioso.

Lo sai che mi stai quasi convincendo Ale; forse ho qualcosa da imparare anch’io da lui!

Ottimo, ora sì che cominciamo a ragionare!

Quella luce che splende è la sua naturalità, la sua originalità, il suo essere spontaneo. E’ la vita che scorre in lui!!

Allora per ritornare alla questione iniziale, dal figlio puoi re-imparare ad essere naturale, spontaneo, originale (cioè ritornare alle tue origini!). Il figlio ti fa questo dono!

Il genitore non ha bisogno di insegnare granchè al figlio, perchè il figlio ha dentro di sè tutto quello che gli serve; la cosa importante è lasciare che mantenga questa naturalità che va detto, viene intaccata dai continui insegnamenti che gli arrivano dall’esterno: fai così, fai colà… (Il bambino è competente).

Questa cosa che hai detto mi scombina un pò!

E’ molto difficile stare al proprio posto ed essere semplicemente testimoni della sua crescita, perchè abbiamo mille condizionamenti che ci fanno intervenire.

▪ Se vedi il tuo cucciolo in difficoltà, intervieni.
▪ Se vedi che non ce la fa, intervieni.
▪ Se vedi che fa una smorfia, intervieni
▪ se vedi che non sa una cosa, intervieni
▪ se vedi che…

Prova però a chiederti che cos’è che ti fa scattare?

Ti faccio un esempio: quando tuo figlio ha iniziato a camminare, osservavi i suoi continui tentativi, i prova e riprova finché dopo 2000 capitomboli, varie decine di sterzate e 150 capocciate il bimbo comprende le leggi dell’equilibrio e impara a deambulare bene. Come mai in questo caso lo osservi (certo fai in modo che non si faccia male), lo sostieni e lasci che se la cavi?

In altri ambiti invece ti scatta l’interventismo acuto?

“Quando i genitori fanno troppo per i figli, va a finire che i figli non faranno abbastanza per loro stessi.”

Elbert Green Hubbard

Alcuni spunti per riflettere:

1. quello che sappiamo sull’educazione è formato da luoghi comuni ormai obsoleti e va aggiornato. Rifletti da dove arrivano le regole sull’educazione che dai a tuo figlio?
2. non è facile cambiare rotta, ti dovrai impegnare (ma non solo è possibile, ma ne vale la pena!);
3. quello che conta di più è ciò che realizzi concretamente con tuo figlio, contano i tuoi atteggiamenti e i tuoi comportamenti, è su questi aspetti che è importante la tua attenzione.

Che cosa ha da insegnarti tuo figlio?

Lo stupore, la curiosità, la spontaneità, la gioia… Essere Naturale.

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Io e mia moglie abbiamo idee diverse su come educare nostro figlio (e questo genera malumori e conflitti!) https://impararedaiproprifigli.com/io-e-mia-moglie-abbiamo-idee-diverse-su-come-educare-nostro-figlio-e-questo-genera-malumori-e-conflitti https://impararedaiproprifigli.com/io-e-mia-moglie-abbiamo-idee-diverse-su-come-educare-nostro-figlio-e-questo-genera-malumori-e-conflitti#respond Sun, 23 Feb 2020 13:59:08 +0000 https://impararedaiproprifigli.com/?p=2176

“L’autoconsapevolezza è il primo passo verso un rapporto di coppia solido.”

Glenn Cooper

Questo è un argomento che riguarda, chi più chi meno, tutti i genitori e mette in stretta relazione l’educazione del figlio con il rapporto coppia.
E’ normale avere idee diverse su come educare il figlio, perché i genitori sono due persone diverse: per prima cosa diverse nel genere (maschio e femmina), diverse sono le storie, diverse le esperienze fatte e le sensibilità acquisite.

Se tutto questo è normale, non dovrebbe invece diventare un problema che poi viene riversato sul figlio. Dovrebbe rimanere una questione legata alla coppia, che, attraverso il confronto trova delle soluzioni alle diversità di opinione.

Spesso però non è così, per cui tutto il malloppo (conflitti, tensioni, giochi di potere…), viene riversato anche sul figlio, con conseguenze, puoi immaginarlo, non così buone. Vediamo dove sono i punti caldi?

Il primo punto caldo è la comunicazione.

Tutte le differenze fra i due genitori elencate precedentemente, non permettono quando si parlano, una comprensione (immediata) l’una dell’altro. La comprensione richiede molte qualità che vanno acquisite con il tempo. C’è la credenza invece che basta parlarsi, affrontare le questioni (cosa peraltro che non sempre accade! 🙂 ) e che questo sia sufficiente perchè tutto sia chiaro. Non è così!

Il punto di partenza che va compreso è il seguente: se lei dice A, tu comprendi B e viceversa, ma con l’illusione da parte di entrambi di aver capito tutto. Bisogna invece partire dal dato di fatto che non c’è comprensione, perchè questo crea una maggiore attenzione e soprattutto permette di non dare per scontato niente di quello che si dice.

Il secondo punto caldo ha a che fare con il mettersi nei panni dell’altro.

Mettersi nei panni dell’altro permette di accogliere realmente quello che l’altro dice e di avere la disposizione interiore per rendere relativo il proprio punto di vista (nessuno ha la verità in tasca!). Ma non è una cosa così semplice. Fra i partner c’è un rapporto alla pari e ogni idea ha il suo grande valore e non dovrebbe diventare una lotta fra chi ha ragione e chi ha torto!

Terzo punto caldo è la lotta per il potere all’interno della coppia.

E’ la lotta fra maschio e femmina!
Su questo punto intervengono tutte le proiezioni fra i due coniugi ed entrano in gioco le educazioni ricevute nelle rispettive famiglie; per dirla in modo sommario la donna vede dall’altra parte oltre che il marito, anche tutti gli uomini che ha conosciuto compreso il papà e l’uomo oltre alla moglie anche tutte le donne compresa la mamma, e ti puoi immaginare il polverone che si crea!

Ricorda la regola d’oro delle relazioni: anche tu sei responsabile di quanto accade.

Qualunque cosa succede, tu detieni il 50% di responsabilità di quello che è successo.

Ti racconto la storia di un uomo e una di donna che hanno creato una famiglia.

… Il tanto desiderato momento arrivò: nacque una bella bambina… e le redini dell’educazione le prese la moglie. Primo perchè lei passava più tempo con la figlia, secondo perchè il marito che lavorava sempre ed era presente solo alla sera, gliele aveva lasciate in mano sua.

La moglie che aveva preso le redini in mano su tutta la situazione famigliare, si sentiva però sovraccarica per il tanto lavoro da svolgere e aveva bisogno di un supporto, ma quello che il marito faceva per sostenerla non era sufficiente e comunque a detta sua non andava bene, non era così che si dovevano fare le cose! Meglio fare da sola: chi fa da sé fa per tre!.

In certi momenti di vita famigliare nei quali la tensione per un qualche motivo saliva, il marito si ridestava dall’oblio e interveniva con la figlia mettendo in campo in un sol botto, tutta la sua energia frustrata (potremmo anche dire incazz…). Lei allora interveniva dicendogli che, come al solito era esagerato e che così non andava bene, che era troppo aggressivo. Il marito a questo punto (più frustrato di prima!), si ritirava nel suo garage privato rifugiandosi nell’hobbistica e ancor più nel lavoro.

Come va a finire la storia?

Tua moglie è scontenta, tu sei frustrato e tuo figlio fa quello che vuole, perchè ha capito benissimo come infilarsi prima a destra e poi a sinistra per avere carta bianca su tutto.

Come va a finire la storia?

Tua moglie è scontenta, tu sei frustrato e tuo figlio fa quello che vuole, perchè ha capito benissimo come infilarsi prima a destra e poi a sinistra, per avere carta bianca su tutto.

Che cosa ci insegna questa storia?

Che ci sono dei punti critici, presenti in entrambi: le storie personali dei genitori si intersecano e arrivano al pettine dei nodi, che vanno compresi e sciolti, affinché ci sia una buona collaborazione sull’educazione.
Mi è capitato spesso di sentire nella coppia, che la donna si lamenta degli interventi troppo aggressivi del marito, o del fatto che non è sufficientemente presente a casa, o che non si prende le responsabilità come padre e da parte dell’uomo della troppa permissività della compagna, o della sua rigidità nel volere che si facciano le cose sempre in un certo modo, che con il figlio bisogna fare così o colà…
La donna passa solitamente tanto tempo con i figli e deve essere un pò rigida perchè altrimenti non vive più. L’uomo passa meno tempo a casa perché è spesso al lavoro e quel poco tempo che passa con i figli non può essere rigido (a detta sua), lo è già sua moglie, per cui li accontenta.

E così il gioco è fatto: uno è cattivo, l’altro è buono!

Come se ne viene fuori?

I conflitti vengono semplicemente riposti su di lui, perché non c’è sufficiente trasparenza e maturità per affrontarli all’interno della coppia, ma il figlio non centra.

Quando ero sposato ero frustrato perchè mi sentivo in dovere di fare sempre come diceva mia moglie, non avevo il coraggio di mettere sul tavolo il mio punto e poi quando non c’era facevo (va detto, di nascosto) come volevo io. Lei mi scopriva e scoppiava il putiferio!

E questo che cos’è? Un problema fra i genitori, il figlio non centra nulla.

Non riuscivamo a parlarci, ad ascoltarci, a considerare altrettanto validi i due punti di vista, a trovare una soluzione fra di noi. Nella maggioranza dei casi, è una lotta per il potere all’interno della coppia.

Un Passo Nuovo!

Siediti con tuo moglie e fate insieme una bella chiacchierata sulla situazione. Accogli il suo punto di vista, che è diverso dal tuo e viceversa. Non imporre il tuo. Accogli le sue motivazioni, confrontatevi. Ascolta che cosa ha da dirti… Senti qual’è il suo puto di vista e sii aperto a qualcosa di diverso da quello che ti aspettavi. La stessa cosa vale per lei. Ricorda: entrambi i punti di vista hanno valore! Avete una ricchezza a portata di mano, proprio nella vostra diversità.

Questo farà crescere il rapporto. Lei sentirà che tu la ascolti e anche tu farai lo stesso, la ASCOLTERAI.

“Non cambierai mai le cose combattendo la realtà esistente. Per cambiare qualcosa, costruisci un modello nuovo che renda la realtà obsoleta.”

R. Buckminster Fuller

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Mio figlio non vuole (mai) fare i compiti scolastici. Cosa fare (o non fare)? https://impararedaiproprifigli.com/mio-figlio-non-vuole-mai-fare-i-compiti-scolastici-cosa-fare-o-non-fare https://impararedaiproprifigli.com/mio-figlio-non-vuole-mai-fare-i-compiti-scolastici-cosa-fare-o-non-fare#respond Sat, 08 Feb 2020 19:16:21 +0000 https://impararedaiproprifigli.com/?p=2337

“E’ più facile insegnare che educare, perché per insegnare basta sapere, mentre per educare è necessario essere”

Roberto Benigni

Una famiglia su due, per stare larghi di manica, è impegnata quotidianamente a far fare i compiti scolastici ai figli; un genitore su tre è occupato quasi a tempo pieno. Far fare i compiti al figlio spesso è un’agonia per entrambi i genitori.

Chiacchierando con i genitori, se si accenna ai compiti scolastici letteralmente sbiancano in volto, e le loro mani vanno direttamente sui capelli!

Come mai i compiti scolastici sono diventati per i genitori un incubo? e quali sono gli elementi che entrano in gioco per procurare tale fibrillazione?

Ciao Ale, sono tutt’orecchi, perché passo ore con mio figlio sui compiti scolastici: e dai, sù, forza dai che cominciamo, glielo devo dire mille volte prima che si sieda sulla sedia; poi non capisce che cosa deve fare, spesso non riesce a fare qualche esercizio… e allora dai un piccolo aiutino… poi deve alzarsi perchè ha fame, e poi c’è…

La prima cosa da chiedersi è: di chi sono i compiti?
Di tuo figlio! e allora come mai i SUOI compiti sono un’agonia per te?, casomai dovrebbero essere un’agonia per lui, ma questa cosa lo diventa anche per te, come se fossero i TUOI compiti.

Beh Ale, certo che interessa anche me perché se poi va male a scuola e viene bocciato, sono anche azzi miei, perderà un anno della sua vita e poi diventerà un fallito, mi dispiace per lui… gli altri penseranno che sono un genitore che non si interessa al figlio…

“La nuova alleanza tra genitori e figli disattiva ogni funzione educativa da parte dei genitori che si sentono piú impegnati ad abbattere gli ostacoli che mettono alla prova i loro figli per garantire loro un successo nella vita senza traumi, che non a incarnare il senso simbolico della Legge.”

Massimo Recalcati

…e perderà un anno, e diventerà un fallito, e poi se va male a scuola ti senti un genitore sconsiderato, cosa penseranno gli altri di te… La questione come vedi, ti prende in causa personalmente.

Eh certo che mi prende in causa; solo a sentire queste cose mi fa agitare.

Prova a chiederti: che cosa può fare di tuo figlio un fallito? Il fatto di andar male a scuola e, ma non è detto, di perdere un anno di scuola?

Tuo figlio diventa un fallito se non realizza sé stesso, se non impara ad affrontare le prove della vita, se non si rialza quando cade, se non impara dai suoi errori…

Il centro della questione invece è che ti dai tanto da fare perchè se va bene a scuola tu sei bravo, e se invece va male sei un cattivo genitore.

Beh sai Ale, qualche piccola aspettattivina su mio figlio ce l’ho, voglio che diventi qualcuno…

Certo, ma è importante che impari a tenerle a bada le aspettative, sono queste che ti fanno tanto scombattere e sono il motivo per cui ti dai tanto da fare: per sentirti realizzato anche tu, attraverso tuo figlio!

Sai Ale, mi sembra quasi di aver capito? Mi stai dicendo che devo stare al mio posto e non devo confondere lui con me? Eh però è mio figlio, mi viene spontaneo aiutarlo!!

Se tuo figlio non vuole fare i compiti, riguarda lui non te! Non sono i tuoi compiti.

Aiutalo a vedere per quale motivo non vuole farli, indaga, confrontati con lui. Se per esempio va a scuola con i compiti da fare, imparerà da questo fatto; sarà un’esperienza che lo farà crescere. La stessa cosa vale per la perdita di un anno scolastico, e te lo dice uno che questa esperienza l’ha fatta. Ricordo ancora la mazzata quando ho visto nel cartellone scolastico: Non Ammesso!! Ma da lì sono ripartito.

Gli ostacoli gli servono per CRESCERE perchè attivano le sue risorse interiori.

“Il disagio dei nostri figli non è piú centrato sull’antagonismo tra le generazioni, ma sulla perdita della differenza e, dunque, sull’assenza di adulti in grado di esercitare funzioni educative e di costituire quell’alterità che rende possibile l’urto alla base di ogni processo di formazione. Il malessere attuale della giovinezza non risiede nell’opposizione tra sogno e realtà ma nell’assenza di sogno.”

Massimo Recalcati

Sostituirti a lui non lo aiuterà a realizzare se stesso, esattamente il contrario. Avrà sempre bisogno di un aiuto esterno per andare avanti perchè non avrà imparato a fare da solo. Se vuole giocare lascia che giochi ma aiutalo a comprendere che ha dei compiti da realizzare e che deve ritagliarsi il tempo per farli. Stai su questo punto, aiutalo in questo, finché non lo realizzerà dentro di sé e poi sarà in grado di farlo da solo (per approfondire puoi leggere Aiutare mio figlio a crescere. Sì ma Come?).

Tuo figlio piano piano riuscirà ad organizzarsi, a superare la frustrazione quando non riesce in qualcosa, sperimenterà che se si impegna riesce, e questo lo farà stare bene, acquisirà fiducia in se stesso!

Non sentirti un cattivo genitore se non stai al suo fianco per ore affinchè faccia i compiti; ricorda che la tua realizzazione non può dipendere dalla sua, siete due persone diverse.

Appianargli la strada non lo aiuterà a crescere e a realizzare se stesso, esattamente il contrario.

Certo sono con te, ti dispiace vederlo che è in difficoltà, che soffre e lo vuoi aiutare togliendogli gli ostacoli di mezzo; ma le situazioni conflittuali gli servono, lo fanno crescere, sono una fonte di grandi insegnamenti!

Di che cosa ha bisogno tuo figlio?

  • Di fare esperienze
  • Di imparare a fare da sé
  • Di imparare che ci sono delle conseguenze ai suoi comportamenti
  • Di imparare la responsabilità per la sua vita
  • Di imparare che se una cosa non la sa fare, se si impegna può riuscirci, e scoprire tutto questo darà a lui una grande soddisfazione personale (perchè l’ha fatta da solo!)
  • Di imparare che ci sono dei compiti che vanno fatti (anche se non si ha tanta voglia)
  • Di imparare che nella vita ci sono gli alti e i bassi
  • Di imparare a cavarsela…

Accompagnalo con leggerezza e amore a fare da sé, a prendersi cura e responsabilità per la propria vita!

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Mio figlio diventa una furia!! (quando vuole qualcosa e non la ottiene) https://impararedaiproprifigli.com/mio-figlio-diventa-una-furia-quando-vuole-qualcosa-e-non-la-ottiene https://impararedaiproprifigli.com/mio-figlio-diventa-una-furia-quando-vuole-qualcosa-e-non-la-ottiene#respond Mon, 03 Feb 2020 07:02:01 +0000 https://impararedaiproprifigli.com/?p=2006

O si impara l’educazione in casa propria, diceva Dick, o il mondo la insegna con la frusta, e ci si può far male.

F. Scott Fitzgerald

Mio figlio diventa una furia. Quando si impunta su qualcosa, non c’è niente che lo distolga: fa un pandemonio! E poi non gli si può dire niente che scatta improvvisamente, ed è inarrestabile!
Quanti genitori vivono una situazione simile arrivando letteralmente ad essere tenuti in scacco dal proprio figlio. Conosco genitori che per evitare la burrasca, lo Show del figlio che può arrivare all’improvviso e in qualunque momento, limitano al massimo le uscite e i contatti sociali…
Il figlio si è trasformato in un piccolo dittatore che decide le sorti di tutta la famiglia e quello che si instaura piano piano è un clima tensione e di paura: la PAURA DELLO SHOW!!

Ma che cosa fa venire, ai genitori, i brividi?, e

Come è potuto accadere che il piccolo bimbo è diventato il Governatore di tutta la famiglia?

Senti Ale, ti devo confidare una cosa, anch’io sono messo così! A volte io e mia moglie vorremmo andare a mangiare fuori tutti insieme, per fare qualcosa di diverso, ma non sappiamo mai come andrà a finire e così alla fine decidiamo di stare a casa. Piuttosto di affrontare la Furia, perché la piccola peste improvvisamente vuole una cosa, poi si alza dalla sedia, la pizza che ha sempre apprezzato quella sera non gli piace, poi si annoia e vuole ritornare a casa… E se non lo assecondiamo INIZIA LO SHOW!!! e si salvi chi può.

Ti capisco!, ma vediamo dove è il punto critico?
E’ normale che tuo figlio si arrabbi se vuole una cosa e non la ottiene.
La rabbia gli serve ad esprimere la frustrazione che sente dentro di sé. E’ abituato ad avere tutto quello che desidera, e ora non ottenendolo gli fa scattare la rabbia. Resta con lui, sii amorevole, accoglilo, poi gli passerà!

Gli passerà? Ma Ale, forse non hai capito, lui è capace di tirare giù il mondo!!! Non vorrai mica che in pizzeria io sto lì ad aspettare che gli passi e intanto lui urla, si dimena e rompe le spalle a tutti?

In realtà hai toccato un punto importante: il problema è più tuo che suo.
Infuriarsi è la sua reazione, ma, psss! psss! te lo dico sottovoce: sa anche che in questo modo ottiene da te tutto quello che vuole!?!

In effetti, ora che mi ci fai pensare, appena comincia con la sua sinfonia, io e mia moglie scattiamo come due molle e siamo ai suoi ordini…

Una coppia di genitori tempo fa mi raccontavano la loro esperienza: quando andavano fuori a mangiare tutti insieme, ad un certo punto il figlio si annoiava e loro dovevano organizzargli qualcosa affinché non si sentisse così, perchè altrimenti nel men che non si dica il figlio diventava alquanto noioso, cioè cominciava a disturbare non solo loro ma anche le persone dei tavoli vicini e l’unica soluzione era andare via.
Nonostante che tale comportamento succedesse 3 volte su 2, i genitori erano fermamente convinti del loro operato anti-noia, tanto che erano diventati degli specialisti nell’organizzare situazioni nuove, anche se, per seguire i cambi di umore del loro caro pargoletto!, dovevano continuamente cambiare il programma delle giornate. L’obiettivo fondamentale era evitare il suo show!! Ma tale situazione era diventata un incubo e volevano fermamente cambiarla.

Lasciate cadere ciò che vuole cadere; se lo trattenete, vi trascinerà con sé.

Carl Gustav Jung

Lascia che tuo figlio faccia il suo show, ma non lasciarti condizionare, altrimenti ti trascinerà con lui.
Il figlio toccherà con mano che la sua strategia non funziona e semplicemente non la userà più.

La difficoltà sta nel fatto che le emozioni bloccate dentro di te e le tue convinzioni su come deve essere un (buon) genitore, non ti permettono di stare difronte a lui senza farti condizionare dalle sue urla e dai suoi capricci. Stare lì diventa intollerabile!
E allora scatta la paura: sono le tue emozioni interne che si stanno muovendo e hai paura di sbottare e di alzare la voce. Dall’altra parte ti dispiace vederlo così sofferente perchè ti fa stare male. Lascia pure che urli, poi gli passerà e si calmerà!
C’è un altro aspetto: non stai vedendo che come coppia vi state facendo la guerra a unico vantaggio del figlio che diventa il condizionatore di tutte le vostre giornate. Fate fronte comune, aiutatevi l’un con l’altro (ricorda che l’unione fa la forza!), il figlio sentirà che non ha alternative e si calmerà.

Spero che quanto hai letto possa esserti di un qualche aiuto. Alessandro

P.S. per SHOW si intende una teatralizzazione da parte del figlio, per far fare ai genitori quello che lui vuole. Urla, disturbare gli altri, buttarsi per terra, piangere, dare calci (a volte), dire parolacce, rompere qualcosa… sono l’espressione della sua rabbia per non aver ottenuto quanto richiesto.

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Come allenare la forza di volontà di tuo figlio! https://impararedaiproprifigli.com/come-allenare-la-forza-di-volonta-di-tuo-figlio https://impararedaiproprifigli.com/come-allenare-la-forza-di-volonta-di-tuo-figlio#respond Tue, 21 Jan 2020 14:59:47 +0000 https://impararedaiproprifigli.com/?p=2706

C'è una forza motrice più forte del vapore, dell'elettricità e dell'energia atomica: la volontà.

Albert Einstein

In questo mondo caotico, contraddittorio, angustiante, eccessivamente strutturato, iperdistraente… per far fronte alle sfide che quasi quatidianamente dobbiamo affrontare (economiche, relazionali, lavorative), abbiamo la necessità di mettere a punto degli strumenti personali per farvi fronte, nel migliore dei modi. Questo naturalmente vale a maggior ragione, anche per i nostri figli, che sono nell’età della formazione.

Ma quali sono questi strumenti?

Uno di questi è la forza di volontà!

Affinché il bambino cresca forte e sano ha bisogno di allenare e fortificare tutti i suoi muscoli, sia nell’interiorità che nell’esteriorità. Possiamo considerare la volontà, un muscolo che necessita di essere allenato per diventare una forza interiore, che lo aiuterà a cavarsela nella vita: per fare uno sforzo, per affrontare i suoi studi, le sue manchevolezze, le difficoltà che incontrerà… Per tante ragioni, ne vedremo qualcuna, tale muscolo non viene allenato e si atrofizza, con non poche conseguenze poi nella vita del futuro adulto.

La forza di volontà è l’anello mancante nel pieno raggiungimento del potenziale umano.

Barry Michels

Ma che cos’è la forza di volontà?

La forza di volontà è una forza motrice “cosciente” che usiamo (volontariamente) per fare qualcosa che sappiamo di dover fare ma che, per un motivo o per un altro, tendiamo a rimandare o non vogliamo affrontare. Essa viene allenata per esempio, quando manteniamo un impegno indipendentemente se lo vogliamo fare o no.

Che cosa ci fa rimandare o desistere?

L’aspetto che vogliamo evitare è sentire dentro di noi un qualche disagio, o una frustrazione, o un dolore… piuttosto di sentire evitiamo o procrastiniamo. La conseguenza, e lo vediamo in tanti giovani e giovanissimi, è che difronte ad una difficoltà mollano; non riescono a concepire di potersi rimboccare le maniche per raggiungere un obiettivo, perchè non riescono ad accettare la fatica e il disagio.

Come mai tanti giovani hanno questo atteggiamento?, e

che cosa succede negli anni della loro educazione?

Incoraggiamo questo comportamento.

Gli esempi che mi sento dire da tanti genitori è che, nonostante continui richiami, il figlio continua a lasciare le sue cose in giro, non sistema i giochi, le scarpe le deposita in corridoio, la sua cameretta è un caos, i compiti scolastici non li vuole mai fare… e il genitore piuttosto di sorbirsi la solfa urlante del figlio e di mantenere il punto, lascia perdere.

Si è molto diffuso infatti questo atteggiamento per cui, come dice Massimo Recalcati, i genitori si sentono piú impegnati ad abbattere gli ostacoli che mettono alla prova i loro figli per garantire loro un successo nella vita senza traumi, che non ad accompagnarli ad affrontare le loro prove. In poche parole li si super-protegge per paura di farli soffrire. In questo modo però si spalanca la porta della mancanza di volontà, con tutte le conseguenze del caso:

  • il figlio alla prima difficoltà desiste;
  • la sua vocina interna che dice: non ce la faccio!, prende il sopravvento.

Va detto che tale comportamento dei genitori è alimentato da una forte pressione che arriva dalla società, perché come sottolinea Pietro Trabucchi nel suo libro Tecniche di resistenza interiore, è la società stessa con i suoi messaggi ad incoraggiare una volontà dedole, perché essa è funzionale al consumo. Persone dalla forte volontà individuale infatti non sono buoni consumatori perchè capaci di resistere alle tentazioni.

A questo punto arrivano i correttivi!!

Per stimolare la volontà del figlio, molti genitori adottano il classico metodo dell’incentivo (ricompense, promesse ecc.), ma non tutti sanno che l’incentivo possiede una validità limitata, nel senso che funziona solo a breve termine e se l’obiettivo non è molto sfidante, cioè se non è molto difficile da raggiungere (Trabucchi).

L’ultima chance è l’uso della coercizione, ma anche su questo versante i risultati non sono migliori, perché se utilizzato di frequente, produce degli automi privi di iniziativa, che al primo ostacolo crollano.

Beh Ale senti, questo non va bene, quello non dà risultati, poi ci si mette pure la società… Cosa posso fare per sviluppare in mio figlio una forza di volontà da leone?

Le strategie che ti ho appena descritto non sono da demonizzare, ma sono limitate e soprattutto non vanno al nocciolo della questione. Ci sono altri passi che possiamo fare!!

“Quando un uomo rivolge tutta la volontà verso una data cosa, finisce sempre per raggiungerla.”

Hermann Hesse

  • La prima cosa da comprendere è che gli ostacoli servono per crescere; altrimenti come possono allenarsi le risorse interiori del nostro piccolo? Il disagio iniziale che tuo figlio sente quando incontra una difficoltà, allena il muscolo della volontà che gli permette poi di mantenere impegno e dedizione verso l’obiettivo. Per cui è importante che lo aiuti a passare di qua: gli ostacoli (non ho voglia, non ci riesco, non mi piace…) come hai visto, se affrontati allenano la sua forza interiore, sostienilo e soprattutto cerca di non sostituirti a lui.
  • E’ utile poi conoscere quali altri aspetti sono collegati allo sviluppo della forza di volontà: sapersi ascoltare (focalizzare la propria attenzione) e saper stare con quello che c’è accettando sia il positivo che il negativo. Tutto questo rafforza l’autocontrollo (o forza di volontà), che va appresa attraverso l’allenamento. I bambini sottoposti ad uno stile educativo che chiedeva a loro di resistere a delle tentazioni allenavano i muscoli della volontà, con migliori risultati nello studio.

Sviluppare una sana forza di volontà!

Tutte le avversità che ho avuto nella mia vita, tutti i miei problemi e gli ostacoli, mi hanno rafforzato. Tu non puoi rendertene conto quando accade, ma un calcio nei denti può essere la cosa migliore del mondo per te.

Walt Disney

Una buona pratica sia per noi adulti che per i nostri figli, è costringerci ad agire per le cose che sappiamo di dover fare ma che, per vari motivi, tendiamo a rimandare o ad evitare. E’ la formula consigliata da Phil Stutz e di Barry Michels nel loro libro “The Tools” (“Il Metodo”), che permette di allenare e sviluppare la forza di volontà.

Educhiamo i nostri figli a non aspettare che facciano gli altri per loro. Saper spostare la soddisfazione dall’immediato alla riuscita perché mi sono impegnato, è cominciare a coltivare la motivazione più potente che abbiamo e cioè l’automotivazione intrinseca, che percepiamo quando ricaviamo piacere dal sentirci capaci di fare qualcosa (Trabucchi).

E’ l’arte di inseguire un obiettivo nonostante ostacoli e difficoltà, che stimola il senso della sfida con se stessi e alimenta la fiducia nelle proprie capacità di riuscita.

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https://impararedaiproprifigli.com/come-allenare-la-forza-di-volonta-di-tuo-figlio/feed 0
I 4 punti strategici per migliorare il rapporto con tuo figlio (ed essere un SuperGenitore) https://impararedaiproprifigli.com/i-4-punti-da-tenere-bene-a-mente-nel-rapporto-con-tuo-figlio-per-essere-un-supergenitore https://impararedaiproprifigli.com/i-4-punti-da-tenere-bene-a-mente-nel-rapporto-con-tuo-figlio-per-essere-un-supergenitore#respond Thu, 02 Jan 2020 08:01:32 +0000 https://impararedaiproprifigli.com/?p=1747

“Non cambierai mai le cose combattendo la realtà esistente. Per cambiare qualcosa, costruisci un modello nuovo che renda la realtà obsoleta.”

R. Buckminster Fuller

Ti segnalo 4 punti strategici per migliorare il rapporto con tuo figlio. Possono essere considerati come un primo passo concreto che puoi fare, per affrontare in un modo costruttivo le difficoltà che incontri con lui e non incorrere in sforzi che poi non danno risultati.

Nella mia esperienza mi sono reso conto che ci sono degli errori ricorrenti, che in un battibaleno, vanificano tutti gli sforzi compiuti dai genitori. I 4 punti descrivono proprio questi errori e altresì le strategie per non incorrervi. Nell’insieme quindi diventano un metodo di lavoro che puoi usare per tante situazioni del vostro rapporto, che ti permettono di affrontare i problemi senza creare circoli viziosi inutili.

Per prima cosa, non è possibile trasformare una difficoltà se non hai una chiara percezione di quale sia la difficoltà.
Il secondo aspetto, riguarda un atteggiamento molto frequente (usato dai genitori) che è quello di attribuire il problema (unicamente) al figlio; caso questo che ti porterebbe a rimandare alle Calende Greche, il fatidico cambiamento.
Altro erroneo comportamento è quello di fare dei tentativi per cambiare la situazione conflittuale, senza poi mantenerli nel tempo, per cui, anche in questo caso, tutto in un men che non si dica ritorna come prima (per i cambiamenti infatti l’elemento tempo è fondamentale!).
L’ultimo classico errore è quello di dare per scontate una serie di capacità nel figlio, fra tutte quella di riuscire mantenere fede ad una parola data o a mantenere un impegno preso, che hanno bisogno di tempo e maturità per essere sviluppate appieno, perchè sono qualità molto elevate.

Che cosa succede spesso? Che il genitore, fatti gli sparuti tentativi molla la presa, distoglie l’attenzione dal punto e se ne dimentica. Il risultato puoi già comprenderlo: non cambia nulla!

Ho associato i quattro punti da tenere bene a mente ai 4 Elementi: aria, acqua, terra e fuoco in modo che tu possa memorizzarli più facilmente, facendo riferimento anche alle caratteristiche specifiche di ogni Elemento.

Sei pronto? Partiamo!

Focalizza bene la difficoltà (Fuoco)

Quando c’è il fuoco la tua mente è focalizzata. Lo puoi verificare prendendoti 10 minuti per osservare una fiammella. La tua mente e la tua vista va dritta al punto, perchè il fuoco ha una qualità magnetica.

Per cui utilizza il fuoco per vedere precisamente qual’è la difficoltà che hai con tuo figlio. Esempio gli dici una cosa e lui ne fa un’altra, non ti ascolta, è sempre irrequieto e questo ti innervosisce, non fa niente da solo se non ci sei tu, fa i capricci e non li sopporti…?

Dove sta per te il punto critico, in quale suo comportamento?
Focalizzare il problema è un grande aiuto per la sua risoluzione. Te lo dico perché in molte occasioni, parlando con i genitori mi sono reso conto che iniziavano a parlarmi di un aspetto, ma poi la difficoltà si palesava in un altro punto.
Quindi osserva bene quello che succede e se hai bisogno prendi appunti.

Per aiutarti, un indicatore chiaro della difficoltà è quando senti dentro di te che c’è qualcosa che frigge. Lo puoi riconoscere perchè ti viene l’ansia, oppure qualcosa ti fa arrabbiare o ti fa sentire impotente? Acuisci la tua vista e focalizza la tua attenzione.

Guarda a casa tua, cioè guarda dentro di te (Acqua)

L’elemento acqua è associato con la componente emozionale, che è l’aspetto che ci interessa a questo punto. Che cosa vuol dire guarda a casa tua? Vuol dire guarda dentro di te, osserva le tue azioni, le tue reazioni, le tue emozioni. Devi spostare il punto di osservazione da tuo figlio a te, perché se c’è un problema, quello che puoi fare è renderti conto che il problema è anche tuo; tu ne detieni il 50%. E’ lì che c’è la possibilità di risoluzione, proprio in quel 50%.

L’errore che spesso si compie è quello di additare il problema all’altra persona (in questo caso al figlio). Questo atteggiamento da una parte ti rassicura perché te ne stai lavando le mani, o detto in altre parole tu non centri nulla con quella situazione, ma dall’altra ti butti la zappa sulle gambe perchè sull’altra persona non hai nessun potere di cambiamento. Per cui a questo punto le bocce sono ferme e devi riiniziare a giocare la partita!, tutti gli sforzi sono vanificati.

Nella mia esperienza, ho verificato tante volte che il lavoro sulla difficoltà del figlio spesso serve a poco se anche i genitori non fanno degli sforzi per modificare dei loro atteggiamenti!

Ricorda: sei tu che hai una difficoltà con il figlio, la difficoltà è tua, devi partire da lì.
Per cui parti da te, se risolvi il tuo 50% il rimanente semplicemente decade, si dissolve, perchè anche tuo figlio farà in un modo diverso. I due 50% infatti sono come due pezzi di un puzzle che si incastrano perfettamente, se un pezzo cambia forma, anche l’altro sarà costretto a modificarsi!

Per approfondire puoi leggere il mio articolo La Regola d’oro nelle relazioni (da tenere sempre a mente!).

Pazienza e Perseveranza (Terra).

Sono le qualità dell’elemento terra. Possiamo imparare dall’elemento terra queste due qualità essenziali: per i cambiamenti ci vuole tempo, cioè devi essere paziente, ed è necessaria altresì la perseveranza per perseguirli. Impara quindi dalla terra a costruire piano piano e solidamente tutti i tuoi passi proprio come fa lei con tutte le sue bellissime architetture (montagne, alberi…).

Soprattutto nelle relazioni i cambiamenti non avvengono nè per magia, nè istantaneamente, perché stiamo parlando di persone con tutta la loro complessità.

Per cui una volta che hai focalizzato la difficoltà e accettato che il 50% di tale difficoltà la detieni tu, incamminati su una nuova strada, introduci piccoli cambiamenti affronta con tuo figlio le cose in un modo diverso: sii chiaro, determinato e amorevole. Molti genitori fanno dei tentativi, si comportano in un modo nuovo per un paio di volte e poi mollano, ritornano nello schema di prima. Non è sufficiente. Ricorda: i cambiamenti hanno bisogno di tempo!

Non perdere il punto (Aria)

L’aria per sua natura è volatile, ed è bella per questo: è leggera, in continuo movimento. Nel nostro caso, l’elemento aria ci è di grande aiuto per diventare consapevoli della nostra volatilità.
Se sei spesso per aria, immerso nei tuoi pensieri di lavoro o elaborando il tuo prossimo progetto, o pensando a quello che devi comprare… quello che può succedere con tuo figlio, è che perdi il punto.

Per fartelo comprendere meglio, immagina che stai osservando una clessidra. Hai un compito da svolgere appena i granelli di sabbia si sono riversati tutti sulla parte sotto. Tu un pò la osservi e poi comincia a divagare con la mente. Quando riprendi il contatto con la clessidra (la realtà) i granelli sono già tutti nel fondo, ma tu non sai da quanto tempo è finito il count down. Hai perso il punto! E così con tuo figlio, hai perso il punto! Se perdi il punto non puoi intervenire sulla realtà (la situazione che ti interessa) perchè potrebbe essere fuori tempo massimo!

Ti sarà capitato che ti sei arrabbiato con tuo figlio perchè non ti ha ascoltato, perché non ha fatto quello che gli hai detto… Per far fronte al meglio alla situazione che stai seguendo è importante che non cada nell’oblio: devi tenerla sotto osservazione in modo da poterla verificare con lui. D’altra parte se ci pensi, è solo in questo modo che tuo figlio può maturare la responsabilità per la sua vita, diventare un uomo o una donna che sa mantenere la parola data. In questo modo tu gli sei da esempio attraverso la coerenza del tuo comportamento.

Lo so, hai tanti impegni e ci vuole molta energia per mantenere l’attenzione sul punto, ma considera che tanto più sarai coerente, tanto più tuo figlio imparerà dalle tue azioni e tanta meno energia tu dovrai metterci da qui in avanti.
La conversione energetica verso le bio-energie ha un costo iniziale, ma poi ci guadagni e non solo tu, ma tutto l’ambiente familiare 🙂

Un’anticipazione: nel prossimo articolo troverai i motivi per i quali l’educazione attuale non funziona. Uso il termine non funziona soprattutto perchè genera malessere sia nel figlio che nel genitore e perchè tutto quello che il genitore vorrebbe, con tutto il suo cuore per il figlio (la sua felicità e che sviluppi le sue inclinazioni e qualità), non si realizza (quasi) mai!

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Cosa c’entrano i nonni con l’educazione dei figli (dei loro figli)? https://impararedaiproprifigli.com/cosa-centrano-i-nonni-con-leducazione-dei-figli-dei-loro-figli https://impararedaiproprifigli.com/cosa-centrano-i-nonni-con-leducazione-dei-figli-dei-loro-figli#respond Mon, 30 Dec 2019 10:15:45 +0000 https://impararedaiproprifigli.com/?p=2531

``Nessun cowboy è stato mai più veloce di un nonno che tira fuori la fotografia del nipotino dal portafoglio``.

(Anonimo)

Quando mi capita di vedere dei nonni con i loro nipotini a passeggio al parco o per le vie del centro, è per me una gioia :-). Sono (quasi) sempre radiosi, fieri di essere lì con il nipotino, e poi sono premurosi, attenti, amorevoli… ma, ma frequentemente vedo anche trasparire tensione: i loro atteggiamenti sono rigidi e preoccupati, in poche parole sembrano un pò in ansia. Come mai?

Sul versante dei genitori, da una parte sono contenti che i nonni li aiutano con i loro figli, ma dall’altra si lamentano che non seguono le loro regole educative: sono troppo permissivi, li accontentano in tutto e… Queste frasi le ho sentite centinaia di volte!!

Insomma, nonni e genitori non vanno sempre d’amore e d’accordo.

Per comprendere l’arcano, l’ansia dei nonni e il malcontento dei genitori, bisogna che rovistiamo un pò su questi due aspetti:

-il rapporto fra i neogenitori e i nonni, cioè i loro genitori (senza dimenticare la suocera);

-le velleità educative dei neononni.

Ciò di cui i bambini hanno più bisogno sono gli elementi essenziali che i nonni offrono in abbondanza. Essi danno amore incondizionato, gentilezza, pazienza, umorismo, comfort, lezioni di vita. E, cosa più importante, i biscotti.

Rudy Giuliani

I nonni cosa devono fare?

Devono fare i nonni.

I nonni non hanno nessun obbligo educativo; tale compito spetta ai genitori che sono gli unici responsabili dell’educazione dei figli (anche quando passano molto tempo con i nipotini). Questa è la prima cosa da comprendere bene.

Spesso invece, vengono date loro una serie di regole da seguire (devi fare così, se succede questo fai questo, mi raccomando non fare quest’altro…: il famoso decalogo!), che snaturano il loro essere nonni in quanto viene richiesto da loro, un ruolo educativo. Si trovano a questo punto in un dilemma interiore! Cosa fare?

C’è una confusione fra i ruoli!

Va detto, che anche i nonni ci mettono del loro:

  • soprattutto quando incarnano l’ultimo superprototipo di educatore, per cui si sentono in dovere di spiegare e di insegnare al povero malcapitato nipotino, qualsiasi cosa o accadimento entri nel loro spazio visivo: cip cip fa l’uccellino, bau bau, guarda quello è l’aereoplano, vedi questo… e fra di loro non c’è mai un momento di silenzio o di riposo;
  • oppure quando ritornano a galla le memorie di quando erano genitori e si impuntano con i loro figli che le cose si fanno così perchè le hanno sempre fatte così… o detto in altri termini, fanno quello che vogliono.

Si va beh Ale, tutta sta manfrina per dirmi cosa? Ogni volta che andiamo dai nonni c’è sempre una tensione che si taglia con il coltello (e il mangiare e poi il piccolo non sta fermo e poi la caramella…) e non so come venirne fuori?

La prima distinzione da fare è nel ruolo: l’uno è il genitore (l’educatore), l’altro è il nonno (il compagnone). Essendo un compagnone la caramella o la cioccolata gli scapperà sempre, è più forte di lui/lei, così come mettersi dalla parte del bambino quando tu o tua moglie gli date un limite…

Non che sia giusto che ti venga contro, ma tieni presente che patisce la situazione!

Quello che poi va ben compreso è l’irritazione e la rabbia che si crea nei rapporti. Essa ha radici lontane e nasce dalla difficoltà di parlarvi sinceramente; sono i sospesi che non hai ancora chiarito con i tuoi genitori che creano questa tensione:

  • viene a galla la tua frustrazione perchè tua mamma ti ha sempre detto quello che devi fare e non sei mai riuscita/o a metterla al suo posto e a esprimere chiaramente la tua idea;
  • vuoi dimostrare che sei una brava mamma (o papà), altro che i tuoi genitori!!;
  • vuoi tirar su tuo figlio a modo tuo (legittimo!) ma hai paura che con l’azione non conforme dei nonni snaturi tuo figlio e di non riuscire poi più a gestirlo a casa, che venga su viziato…;
  • sei furiosa con tua suocera per i suoi atteggiamenti invadenti e perchè ha sempre qualche puntino da mettere sulle i (ricorda che entra in competizione con te perchè è la mamma di tuo marito!);

Come migliorare la situazione?

  1. Ad ognuno il suo ruolo: genitore e nonno hanno ruoli diversi. La preoccupazione che stravolga le tue regole e che non riuscirai più a gestire tuo figlio è effimera. Il bambino ha già capito che le cose che fa con il nonno/a non le può fare con te: i rapporti sono diversi!
  2. Lascia che quando sono dai nonni, il rapporto con il nipote se lo gestiscano loro e faranno il meglio che possono, per seguire quello che gli dici; ricorda, lo faranno come possono. Se ci pensi nemmeno tu riesci a mantenere le regole che dai a tuo figlio, ma lo pretendi da loro…

Certo va detto che anche i nonni devono fare qualche passo:

  1. Devono aver ben chiaro che non sono gli educatori dei nipotini, perchè lo sono i genitori;
  2. Non devono fare resistenza alle regole date dai genitori e faranno il meglio che possono per seguirle (il meglio che possono non vuol dire alla lettera!!);
  3. Si devono godere il nipotino e soprattutto devono avere sempre a disposizione dei biscotti!!

Quando tutti hanno detto di no, tu chiedilo ai nonni.

Anonimo

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La Regola d’oro nelle relazioni (da tenere sempre a mente!) https://impararedaiproprifigli.com/la-regola-doro-nelle-relazioni-da-tenere-sempre-a-mente https://impararedaiproprifigli.com/la-regola-doro-nelle-relazioni-da-tenere-sempre-a-mente#comments Mon, 02 Dec 2019 13:54:22 +0000 https://impararedaiproprifigli.com/?p=1818

Può darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non fate nulla per cambiarla.

Martin Luther King

È la regola che ti aiuterà piano piano a trasformare concretamente le difficoltà con tuo figlio (se sarai però disponibile anche tu ad impegnarti).
Ti starai subito chiedendo qual’è questa magica regola d’oro che trasforma le difficoltà?

Ti spiego di che cosa si tratta.
Nel mondo delle relazioni, quello che succede dipende dalle persone coinvolte; se due persone si incontrano, quello che succede è co-creato da entrambi.
Lo so, stai già facendo una lista di situazioni, dove tu non centri per nulla con quello che è successo.

Proprio così, come fai a saperlo! Ho tanti di quegli esempi, come quella volta che…. e poi ancora quell’altra volta…

Forse sì, ma questo solo apparentemente. Non si può sfuggire a questa regola, che ti sembrerà un pò scomoda, perché ti coinvolge personalmente in quello che è successo, ma che riserva in realtà una grande sorpresa positiva.
La sorpresa consiste nel fatto che la difficoltà può essere trasformata se cambi come agisci in quella situazione. Siccome la situazione dipende da entrambi, la conseguenza è che puoi agire sulla tua parte di responsabilità. Ricorda: su quello che fa l’altra persona non hai nessun potere a meno che tu non gliela imponga (con la forza).

D’accordo Ale, ma mi puoi fare degli esempi concreti, che non sono certo di aver capito? Lo sai, a volte sono un pò duro di comprendonio!

Prova a calarti in qualche situazione concreta, qualcosa che è successo con tuo figlio…
L’altra sera per esempio tu gli hai detto una cosa e lui si è comportato come se tu non gli avessi detto niente…
La sera dopo gli hai chiesto di riordinare la cameretta, lui ti ha detto: si si lo faccio e poi non l’ha fatto; tu ti sei arrabbiato, avete discusso, lui ti ha detto che domani lo farà sicuramente… Il giorno dopo la stessa solfa, il nulla cosmico…
In sostanza tu gli dici di fare delle cose e lui non le fa!

Proprio così. E’ la mia situazione che patisco tanto.

Fai un bel respiro e vediamo di capirne qualcosa.

Ahhh SShhh Ahhh. Sono pronto!

La regola d’oro ti dice che anche tu sei responsabile di quanto accade.

Si va beh Ale! Cosa centro io con quello che è successo; è mio figlio che è un parabulo che vuole sempre fare quello che vuole. Sai, fin da piccolo ha sempre avuto un carattere forte!

Si ho capito che ha un carattere forte, ma se non ti ascolta centrerai anche tu con questa situazione: è te che non ascolta, non dipende solo da lui.
Ricorda la Regola!!

Ora, considera questi punti:
1 E se ti dicessi che le cose che dici potrebbero non essere chiare, non esprimi chiaramente quello che vuoi da lui?
2 Oppure sono chiare ma dai per scontato che se glielo dici una (sola) volta, lui dovrebbe capire e farlo? Dai cioè per scontato che lui riesca a prendersi un impegno e a mantenerlo. Anche tu non hai la costanza di seguire con attenzione la situazione e detto una volta poi te ne dimentichi.
3 Ancora non avete mai parlato insieme del perchè lui dovrebbe sistemare la sua camera, non c’è stato un confronto? E lui non comprende: vive la situazione come un’imposizione basata sul concetto (universale!?!) dell’ordine.
4 Oppure non hai mai preso in considerazione il suo punto di vista sull’ordine della sua camera e su come vuole gestirsi i suoi spazi e glielo stai imponendo (senza che lui ne capisca il senso)? Lui dovrebbe semplicemente fare quello che gli dici! Ma chi sei Babbo Natale!
5 Lui vorrebbe lasciare la sua camera così ma non te lo dice perchè ha paura delle ritorsioni.
6

Alla fine della storia il punto è che non ti ascolta.
In quali di questi punti ti riconosci?

1, 3 forse anche il 4…
Quelli sono la tua parte di responsabilità in questa situazione. Se lo accetti e provi a fare in un modo un pò diverso, cambierà tutta la situazione.

Se vuoi qualcosa che non hai mai avuto, devi fare qualcosa che non hai mai fatto

Thomas Jefferson

Siediti con tuo figlio e fate insieme una bella chiacchierata su questa situazione; accogli il suo punto di vista, che è diverso dal tuo. Non imporre il tuo. Accogli le sue motivazioni, confrontatevi. Ascolta che cosa ha da dirti sulla sua cameretta, sull’ordine, sul sistemare, sull’ascoltare, sul prendersi le sue responsabilità, per il suo spazio… Senti qual’è il suo puto di vista e sii aperto a qualcosa di diverso da quello che ti aspettavi.

Questo farà crescere il rapporto. Lui sentirà che tu lo ascolti e anche lui farà lo stesso, ti ASCOLTERA’.

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L’attuale educazione non funziona. Ti spiego perchè? https://impararedaiproprifigli.com/perche-lattuale-educazione-non-funziona https://impararedaiproprifigli.com/perche-lattuale-educazione-non-funziona#comments Tue, 15 Oct 2019 08:08:26 +0000 https://impararedaiproprifigli.com/?p=1473

Se vuoi qualcosa che non hai mai avuto, devi fare qualcosa che non hai mai fatto.

Thomas Jefferson

Uno degli aspetti che più mi colpisce quando parlo con genitori è che sono tutti pieni di bellissimi propositi per il figlio, si percepisce amore, impegno e dedizione nel loro ruolo educativo. Se la chiacchierata però si fa più lunga e si entra in qualche dettaglio, le parole cominciano a barcollare e si fa strada una realtà leggermente diversa. I buoni propositi rimangono gli stessi ma si percepisce che i risultati sono lontani da quello che i genitori veramente vorrebbero per i propri figli. Capricci, litigi, situazioni conflittuali e infelicità sono all’ordine del giorno.
Perché pur con le migliori intenzioni otteniamo questo?

Questo aspetto l’ho chiamato la realtà capovolta e può essere tradotto in questo modo: a parole diciamo delle cose, nei fatti quello che diciamo, non si realizza, spesso addirittura si capovolge e quello che veramente vogliamo per i figli non si realizza (quasi) mai.
Ti faccio degli esempi:

  • vogliamo che diventino autonomi e invece creiamo ogni sorta di dipendenza;
  • vogliamo che seguano le loro inclinazioni e sviluppino i loro talenti e invece diciamo loro come devono vivere e cosa devono fare;
  • vogliamo che imparino a superare i problemi che si presentano nella loro vita e invece facciamo noi al posto loro;
  • vogliamo che imparino a cavarsela nella vita e li teniamo sotto una campana di vetro fino alla maggiore età;
  • vogliamo che imparino il rispetto delle regole e non riusciamo a mantenerne, in modo chiaro nemmeno una;
  • vogliamo che crescano e diventino adulti e li trattiamo continuamente come se fossero sempre bambini;
  • vogliamo che siano delle persone intelligenti e che sanno il fatto loro e li trattiamo come degli idioti svilendo continuamente tutte le loro capacità;
  • vogliamo che ci rispettino e siamo noi i primi a non rispettarli…

Come mai tutto si capovolge?

Questa è una bella domanda! Non ho però ben capito che cosa si capovolge?

Con i figli abbiamo una serie di propositi che però difficilmente raggiungiamo; ci diamo da fare per ottenere dei risultati, e spesso creiamo il contrario… Tutto questo accade non perchè siamo cattivi, ma perchè qualcosa ci fa deragliare…

Questa cosa mi incuriosisce, vai avanti.

Beh per spiegartelo posso partire dalla parola educazione, sai che cosa significa?

Dai Ale, non tirarmela troppo lunga; non tenermi sulle spine

La parola educazione:

E’ una parola bellissima che ha due significati:
“estrarre qualcosa dal tuo essere”, portare alla luce ciò che c’è dentro di te
deriva dalla parola educare, cioè guidare dall’oscurità alla luce!

Entrambi come vedi hanno il significato di portare fuori ciò che è nascosto dentro, di portare a compimento ciò che è in potenza dentro quella persona.

Ma che cosa succede nella pratica?

Non riusciamo a mettere in pratica il suo profondo significato, anzi invece di tirar fuori, riempiamo di qualsiasi cosa le menti e i corpi dei nostri figli. E cominciamo a farlo da quando sono piccoli piccoli. A parole diciamo un sacco di cose, ma nei fatti non le realizziamo.
Il segreto da svelare è racchiuso nella relazione, quando genitori e figli si incontrano. Lì scocca qualcosa (che capovolge tutto).

Eh dai! Ale, adesso pure il segreto?

Perché quando entriamo in relazione, i propositi che avevamo prima si trasformano, si capovolgono?
Immagina questo: per semplificare dentro ogni essere umano ci sono due flussi: il primo si chiama consapevolezza, in sostanza sappiamo quello che stiamo facendo (5-10%), il secondo flusso è inconsapevolezza e diventiamo preda dei nostri automatismi (circa il 90%). Tutto questo crea un divario fra ciò che diciamo e ciò che facciamo, in sostanza ci fa cambiare rotta.

Scusami Ale prima la realtà capovolta, poi il segreto e ora cosa mi aspetta?

Ti devo solo dire cosa c’è in quel Mare Magnum del secondo flusso, che ci interessa da vicino come genitori.

In quel mare ci sono le esperienze che abbiamo vissuto nella nostra educazione con i nostri genitori e le idee circa il ruolo del genitore e come si deve comportare, che ci sono state tramandate dai nostri avi (si tratta di secoli di storia, puoi immaginarti il polpettone!!!).
Tutto questo (e qualcosa d’altro) determina i nostri comportamenti come genitori. E’ la componente inconscia ed emotiva che entra in gioco, di cui bisogna che ci prendiamo cura.

Mi è scesa la mascella… e a questo punto cosa faccio?

Intanto fai un bel respiro!!

Poi c’è sempre una bella notizia: possiamo fare qualcosa per cambiare la situazione.

Non hai bisogno di vedere l’intera scalinata. Inizia semplicemente a salire il primo gradino.

Martin Luther King

Inizia a fare un primo passo ricordando queste 2 cose importanti:

La prima è che non sappiamo bene che cosa succede nella relazione per la grossa parte inconscia che entra in gioco (puoi leggere il mio articolo: Il segreto della relazione),

e la seconda che non ci è chiaro qual’è il ruolo del genitore e come dovrebbe svolgerlo. Agiamo e basta, senza che ci sia stata una riflessione profonda sull’impatto dei nostri comportamenti sul figlio.

Quando sei con lui, osserva che cosa succede, osserva come ti comporti, quali sono i tuoi atteggiamenti e le tue reazioni. Ricorda: il segreto è diventare più consapevoli di che cosa succede proprio nella relazione.

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Saluta, dì ciao, dì grazie, dì quanti anni hai… (l’impatto delle buone maniere sulla vita del figlio) https://impararedaiproprifigli.com/saluta-di-ciao-di-grazie-digli-quanti-anni-hai-limpatto-delle-buone-maniere-sulla-vita-del-figlio https://impararedaiproprifigli.com/saluta-di-ciao-di-grazie-digli-quanti-anni-hai-limpatto-delle-buone-maniere-sulla-vita-del-figlio#respond Sun, 20 Jan 2019 08:00:24 +0000 https://impararedaiproprifigli.com/?p=2012

La buona educazione non sta tanto nel non versare della salsa sulla tovaglia, ma piuttosto nel non mostrare di accorgersene se un altro lo fa.

Anton Cechov

Quando incontro una mamma o un papà con il loro figlioletto, le frasi che sento dire spesso sono: saluta, dì ciao, dì grazie, dì come ti chiami, quanti anni hai… Il bambino spesso con aria assorta, guardando l’infinito, dice ciao!!
Se chiedo ai genitori perchè fanno questo mi dicono che lo fanno per educare il figlio alle buone maniere.
E ogni situazione ha il suo particolare cliché che i genitori gli ricordano assiduamente e (sempre) in anticipo. E’ un’azione martellante che può durare anni, finché questo insegnamento non viene appreso (a forza di dai e dai…) 🙂
Ultimamente mi sono soffermato a riflettere su questo comportamento e sull’impatto nella vita del figlio. Ecco quello che ho scoperto.

E’ così Ale, son d’accordo! Sta a noi genitori educare i figli alle buone maniere, devono imparare ad essere educati con papà, mamma e soprattutto con gli altri.

Essere gentili è una bella qualità, ma quali sono le conseguenze che questi continui richiami all’ordine!, hanno sulla vita del piccoletto e per quale motivo i genitori sono così premurosi a ricordargli quello che deve dire?

  • Perché il genitore non lascia che sia il bambino a fare (o non fare) il fatidico passo del saluto? Si suppone che il bambino non sia in grado di farlo?
  • Oppure il genitore ha timore che faccia scena muta e se fosse così perché è tanto deprecabile il silenzio?

“A 'ssalutà è ccurtesia, a 'rresponnere è dduvere.”

(detto napoletano)

Mi capita spesso che i bambini mi salutano di loro spontanea volontà, senza nessun intervento del genitore. Mi salutano con gli occhi, alcuni con la voce, ad altri basta un cenno con un dito della mano, alcuni non mi salutano. Se lasciato libero, il bambino segue il suo impulso.
Con l’obbligatorietà quello che succede è che lo fa per forza (anche se non lo vuole).
Qual’è la conseguenza?

In questo modo impara ad essere falso: l’obbligo distrugge la sua spontaneità!

Tu mi dirai che la società è fatta così ed è necessario comportarsi in un certo modo.

Sì hai detto bene Ale. Se tutti facessero quello che vogliono la vita sarebbe un putiferio, ci sarebbe il caos e non si vivrebbe più!

Se il bambino viene lasciato libero, farà le cose nella sua libertà e nella mia esperienza il bambino risponde, lo fa lui spontaneamente, non ha bisogno del rinforzo del genitore. Lo ha già capito benissimo che è buona maniera salutare!

Certo all’inizio non sarà così fluido, a volte saluterà e a volte no, ma se il genitore tiene a bada il suo disco automatico che dice: saluta!, constaterà di persona che è in grado di farlo. Il figlio poi con il tempo capirà lui stesso che la società è fatta in un determinato modo e sceglierà (di sua spontanea volontà) di salutare tutti perché la società è fatta così, ma il suo impulso spontaneo sarà rimasto integro dentro di lui.

Senti Ale, se mio figlio quando ti vede non ti saluta, mi sembra veramente brutto, è maleducazione e faccio brutta figura anche io: che razza di padre sono se non gli insegno le buone maniere?

E’ proprio questo che fa scattare la preoccupazione: il genitore si sente preso in causa perchè è in gioco (secondo lui!) il suo apparire un buon genitore agli occhi degli altri.

“La realtà dell'altro non è in ciò che ti rivela ma in ciò che non può rivelarti. Perciò, se vuoi capirlo, non ascoltare le parole che dice, ma quelle che non dice.”

Khalil Gibran

Non è in discussione la gentilezza o l’essere educati nelle varie situazioni, che come ho detto sono buona cosa; si tratta di riflettere sul senso di questo comportamento e sui condizionamenti che ne conseguono.
Il bambino è in grado di imparare (da solo) un comportamento educato come impara tante altre cose senza che ci sia nessun intervento del genitore perchè egli impara attraverso l’osservazione e l’imitazione.

Quello che invece viene soffocato (completamente) è la sua spontaneità, il suo sentire, la sua naturalità e impara (a sue spese) che tutte queste qualità non vanno bene, impara che bisogna essere falsi per andare bene e aspetta di essere imboccato per dire la propria!

Il genitore si sente inadeguato se il figlio non risponde, perché va detto che anche lui ha dovuto imparare le buone maniere, a scapito come abbiamo visto, della sua spontaneità. Anche lui ha subito gli stessi condizionamenti e fa la stessa cosa con il figlio. Mette in discussione il suo essere un buon genitore.

Se il figlio non saluta gli viene male, perchè tornano a galla le decine di migliaia di volte in cui ha sentito il suo genitore ripetergli la stessa solfa e scatta in automatico il suo comportamento!

“L’uomo felice è colui che è sano di corpo, ricco di risorse spirituali e bene educato di natura.”

Talete

Prova, quando ti capita un’occasione sociale con tuo figlio, a trattenere l’impulso di dire qualcosa e semplicemente osserva?

Se tuo figlio non risponde non succede nulla. Se lo guardi lui sta osservando e imparando da tutto quello che vede e farà poi i suoi passi.

Tu digli che è buono salutare e poi lascia a lui la sua libertà.

Tieni presente che un bambino è molto molto sensibile e spesso quando non risponde non si tratta di maleducazione, ma di altri motivi suoi personali (timidezza, timore, non gli piace la persona…). Dagli fiducia e lasciagli la libertà.

E se il pensiero che viene a galla è: cosa penseranno gli altri di te?

Ricorda quante volte ti sei sentito dire la stessa cosa dai tuoi genitori e cerca di superare l’imbarazzo inziale: tu vai benissimo come genitore! Lui ha capito quello che deve fare, ma sta aspettando che tu lo imbocchi, sta aspettando il fatidico: Saluta.

E’ importante che rifletti sui condizionamenti che hai ricevuto, perché si trasformano in azioni automatiche, lo fai per abitudine!

Il bambino ha dentro di sé tantissime risorse, impara da ciò che vede, il suo sguardo è profondo e sensibile. La cosa più importante in assoluto è non togliergli questa sensibilità, non toglierli la sua naturalità.

Se sosteniamo la sua natura sarà (naturalmente) gentile, educato, aggraziato e rispetterà chiunque incontri compresa la natura attorno a lui. Come dice Talete: è bene educato di natura!

Il problema nasce quando a forza di condizionamenti interrompiamo la connessione che ha con sé stesso e deve diventare un’altra cosa, un essere umano diverso da quello che è: imparerà a essere falso e lo diventerà! Non ha alternativa.

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